venerdì 12 novembre 2010

Vita d'ufficio I

Un giovane di chiare origine ebree, dopo aver trascorso una notte in bianco a causa di un’umiliazione, raggiunge il posto di lavoro con un discreto ritardo.
- Buongiorno. – esordisce strascicando la parola. Resta immobile, aspettando una risposta che non arriva dall’uomo grassoccio che gli da le spalle. Poi, inattesa, è la voce del capo che gli risponde rassicurandolo - Buongiorno! -.
- Ah, sei rientrato? - gli chiede il ragazzo ebreo, togliendo il cappotto e sistemando qua e la nella scrivania il contenuto della sua 24 ore.
- Si, sono rientrato prima. -
Il ragazzo ebreo si siede e fissa a lungo quella nuca nera con cui aveva scambiato quei pochi convenevoli. Poi fissa la schiena grassa dell’uomo che non aveva salutato. Gli torna in mente l’umiliazione che lo aveva tormentato nella notte, e gli balza, prima nel cuore, poi negli occhi, un'idea malsana di vendetta.
- Beh, - riprende con voce sicura - sono contento che sei tornato.
- Grazie, bene - gli risponde ancora la nuca.
Il ragazzo ebreo lascia passare qualche secondo.
- Si respira un'altra aria quando non ci sei tu, sai?
- In che senso? - chiede di rimando il capo, sempre senza girarsi.
Il giovane ebreo sorride, unisce le mani girando I palmi, e distende le braccia sopra la testa.
- Sai, il tuo vice sclera un po' quando non ci sei...
- Il mio vice? - chiede allora il capo, staccando adesso gli occhi dalle sue carte. Si gira lentamente sulla sua sedia, mostrando un'aria curiosa e gentile. Ha gli occhi belli.
- Si, il tuo vice. - Il giovane sorride e con un cenno della testa indica l'uomo che non aveva salutato.
Il capo accenna una risata e commenta: - Ma dai, lui non e' il mio vice, lo sai!
- Ah no? - risponde l'ebreo - strano, avrei detto di si... - finge di pensarci su, si stuzzica con I denti le pellicine del pollice, e strabuzza piu' volte gli occhi fissi nel vuoto, sospirando.
- Beh, - riprende poi - avrei detto che fosse il tuo vice...
- Ma perchè, - chiede il capo, con gli occhi stanchi - che e' successo stavolta?
- No, sai le solite cose...
L'uomo che non aveva salutato capisce solo in quel momento che si parla di lui. Distoglie gli occhi strabici dal suo computer e grugnisce nel tentativo di dire qualcosa. Un filino di bava si distende rivoltoso nel suo piccolo pizzetto.
- E' che lui si esalta quando non ci sei… - riprende l'ebreo simulando noia - comincia a fare cose strane...
Il capo sospira, già sa. - Tipo? – chiede poi rassegnato.
L’uomo che non aveva salutato pugnala con gli occhi l’ebreo, sfidandolo. Lui tira un respiro profondo e gli sorride. La bocca gli si alza solo da un lato. È pronto.
- Ma, per esempio, comincia a dire a tutti: "Hey tu, vieni qui immediatamente!". - nel raccontarlo l'ebreo imita il vocione roco e insopportabile dell'uomo che non aveva salutato.
- Ah Ah! - ride il capo, insicuro.
- Poi, - continua il ragazzo ebreo - quando le persone cominciano ad andare via, la sera, guarda sempre l'orologio e grugnisce, come fosse contrariato, come se gli altri se ne andassero troppo presto!
- Ah ah! - ancora il capo, disperato.
L'ebreo sente il cuore scoppiare dall'emozione mentre l'uomo che non aveva salutato sposta il peso da un bracciolo all'altro della sedia in cui è affossato, grasso e sudato com’è.
- E poi a qualcun altro, sempre a dire cose del tipo: "Hey sveglia, siamo al lavoro! Sveglia!". Per questo pensavo fosse il tuo vice! È sempre li a comandarci, ad umiliarci, a chiedere, chiedere, chiedere!
Il grassone che non aveva salutato cerca di alzarsi, infuocato in viso e corroso nell'anima, ma rimane incastrato nella sedia e nelle verità dell'ebreo. Il capo continua a ridere, adesso leggermente, come dovrebbe sempre fare un capo, e l'ebreo prova un senso di incompiuto, fino a quando, la conclusione della vendetta, non gli viene servita su un piatto d'argento.
- Beh, dai - riprende il capo per tranquillizzare tutti – sono sicuro che a te ti rispetta, no?
- Oh si - risponde l’ebreo, soddisfatto e pronto per la prima bugia della giornata – a me chiede solo di spompinarmi. Ma io sono sposato, lo sai, e come puoi capire non posso mica accontentarlo.


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