- Buongiorno. – dice, box per box.
- Buongiorno capo! – si sente rispondere, box per box.
Oggi però il capo è davvero di cattivo umore, non fa solo la parte. Il suo buongiorno traballa, non è il solito buongiorno distaccato come quello che gli hanno insegnato al corso per essere capo.
- Buongiorno. – dice.
- Buongiorno, buongiorno capo! –
I sottoposti lo sanno, che oggi è davvero di cattivo umore, se lo aspettavano, arcigni, lo speravano quasi.
Il capo finisce il giro, finisce i buongiorno, apre la porta del suo piccolo ufficio, quello senza finestre, con la luce gialla, quello da dove manda mail e parla al telefono, sempre, parla, parla, parla…
I sottoposti parlano fra loro, confabulano, scambiano occhiate, sorridono, faranno il colpaccio. I sottoposti si riuniscono, in uno dei box, uno fa da palo.
Il capo accende il computer, di cattivo umore, gli trema la mascella, si ravvia i capelli, apre la posta, scorre i messaggi nuovi, non li legge.
I sottoposti sono pronti, tutti e dodici, equamente divisi per sesso, sono felici nei loro vestiti di tutti i giorni, sanno che il capo è di cattivo umore, quel giorno speciale, lo conoscono bene.
I sottoposti si avviano verso l’ufficio del capo, in fila indiana, col sorriso sulle labbra, e si affacciano, alla vetrata, bussano, entrano, sorprendono il capo seduto, sembra un bambino, sorpreso, corrucciato, di cattivo umore perché quello è un giorno speciale.
- Auguri! – fanno in coro i sottoposti, felici.
- Auguri! – ripetono. La candela è spenta, è simbolica, la torta è vera, è bianca e nera, marrone, c’è il nome del capo sopra.
- Auguri! –
Il capo sorride, si sforza di sorridere, sorride, mostra tutti i denti, le rughe attorno alla bocca, le rughe attorno agli occhi, è vecchio il capo, è invecchiato di botto, in quel giorno speciale.
- Grazie… - risponde il capo. I sottoposti appoggiano la torta, i piatti, i bicchieri, la paletta, lo spumante, i sottoposti si siedono, non tutti, uno apre lo spumante, una taglia la torta, mentre il capo rimane immobile, nella sua sedia da bambino, si dondola, confuso, butta il braccio dietro lo schienale per darsi un tono, ma lo fa apposta, gliel’hanno insegnato al corso per essere un buon capo.
I sottoposti e il capo mangiano la torta, bevono lo spumante, ridono, qualcuno ride del capo, qualcuno lo imita, lui ride, stizzito, ma deve ridere, nonostante il cattivo umore, nonostante l’ironia.
I sottoposti escono dalla stanza, coi bicchieri sporchi, i piatti sporchi, la paletta da lavare e la bottiglia piena, perché nessuno beve davvero, figuriamoci alle nove di mattina. I sottoposti sono felici perché il capo è felice adesso, perché è il suo compleanno, i cinquanta mettono di cattivo umore chiunque, figuriamoci il capo, che poi è anche al lavoro, il giorno del suo compleanno, però adesso è felice, perché gli hanno fatto la torta.
Il capo abbassa la testa, riapre la mail del giorno prima, non la rilegge, la sa a memoria, fa reply e scrive tre nomi, tre nomi dei suoi sottoposti, li deve riscrivere tre volte, perché gli tremano le mani, e non per lo spumante, che neanche l’ha toccato, aggiunge codice e data, poi invia la mail. Il capo non è felice, anche se gli hanno fatto la torta, anzi, soprattutto perché i sottoposti gli hanno fatto la torta, è di cattivo umore, ma si è tolto un peso, fa parte del suo lavoro, e il suo lavoro quello si che lo fa felice. Anche se ha appena licenziato tre sottoposti, sa che è giusto, perché è questo che gli hanno insegnato, al corso per essere capo.
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